Yahoo! dice basta al telelavoro, serve davvero stare in ufficio?

Dopo Yahoo! anche Best Buy ha richiamato in ufficio i propri dipendenti. Dopo il boom del telelavoro, sembra che le grandi aziende temano che questa modalità porti a un calo della produttività, ma sarà vero?
Dopo la decisione dell’AD di Yahoo! Marissa Mayer di riportare negli uffici i dipendenti che lavoravano da casa, altre grandi aziende come Best Buy hanno deciso di seguirne l’esempio. Ora sul web fioccano i manuali per mantenere la produttività anche lavorando dal proprio domicilio, così come le app per organizzarsi al meglio.

Le regole del telelavoratore
Molti dei manuali per i “telelavoratori” concordano su questi punti: organizzazione, evitare le distrazioni e lavorare secondo un programma. La prima regola consigliata dagli esperti è di non ricreare un ufficio a casa propria ma di organizzare lo spazio di lavoro in modo appropriato.
La seconda regola è quella di evitare qualsiasi tipo di distrazione. Quando si lavora c’è spazio solo per gli strumenti necessari a svolgere la propria professione e tutto il resto deve essere tralasciato. Su questo punto bisogna fare una precisazione sui social network. Molte aziende eliminano la possibilità di accedere a queste piattaforme ma secondo gli esperti un minimo di interazione sociale, anche se mediato dalla tecnologia, permette di non trasformare gli home worker  in persone troppo solitarie e alienate e rafforza lo spirito di gruppo.
L’ultima regola, e forse la più importante, è quella di organizzare il lavoro per obiettivi. Troppa libertà, infatti, fa male. E’opportuno quindi scandire i ritmi, decidere l’orario di inizio e di conclusione della giornata e compilare una programma con gli obiettivi da raggiungere in questo lasso di tempo.
Produttività e telelavoro sono inconciliabili?
La decisione della Mayer ha certamente un senso per quanto riguarda Yahoo!, che ha rinnovato il look del proprio servizio e-mail, ma questo non significa che valga per tutte le aziende. La società di Sunnyvale versa in un momento di crisi ed è normale che cerchi di raccogliere le proprie risorse per far sì che tutte lavorino verso un unico obiettivo, con la supervisione diretta dell’azienda, e creare così uno “spirito aziendale” forte. L’eliminazione del telelavoro da un altro punto di vista sembra inoltre sconfessare almeno in parte la bontà del BYOD (bring you own device), tanto di moda negli ultimi tempi. Se non posso lavorare da casa, a cosa mi serve un device mobile collegato con i dati aziendali?
Infine, anche gli studi su questa modalità di lavoro portano a conclusioni spesso divergenti. Secondo Evolv la produttività degli home worker ha una scadenza di 90 giorni mentre l’Università di Stanford afferma che questa categoria di dipendenti produce il 13% in più dei propri colleghi in ufficio e con una maggiore soddisfazione personale
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